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Murales

 

Realizzati in tre delle sei contrade di Aprica: S. Maria, Dosso e S. Pietro, i murales sono opera di Alcide Pancot, artista conosciuto in Valtellina e oltre. Commissionati dal Comune, ebbero inizio nel 2000 con l’intento di divulgare in modo piacevole la storia di Aprica e di illustrare la flora e fauna alpine, girovagando qua e là per le sue contrade. “La caccia all’orso” in contrada S. Maria fu il primo della serie di sedici murales, affrescati sui muri delle case del caratteristico borgo il cui simbolo è la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta. Successivamente furono realizzati quelli in contrada Dosso, raffiguranti i fiori di montagna, dipinti nel loro ambiente naturale, proprio come si vedono percorrendo impervi sentieri in alta quota e infine gli ultimi in contrada S. Pietro, dove gli imponenti animali delle alpi, quali l’orso, l’aquila, il camoscio, fanno bella mostra di sé in artistiche e fantasiose conici. Provvisti di targhette esplicative quelli in contrada S. Maria, gli altri sono semplicemente datati e firmati dall’autore, lasciando così libera la fantasia del visitatore di spaziare tra pendii rocciosi, boschi di larici e laghetti dalle acque cristalline. Natura, fantasia, colore, in perfetto equilibrio colpiscono l’attenzione di coloro che si cimentano in un percorso artistico-culturale che vi invitiamo ad iniziare dall’Infopoint, dove il gallo cedrone e sportivi in attività vi invitano a proseguire…

 

Insieme all’ autore scopriamo sentimenti, emozioni, progetti che lo hanno accompagnato durante i lavori; sentiamo Alcide come ce ne parla.

“L’iniziativa nacque nel 1999 grazie al Sindaco di Aprica, Maurizio Bosoni che insieme a Dino Negri ne ebbero l’idea e mi chiesero se sarei stato disposto a dipingere i murales nelle contrade; tutto ciò accadde conseguentemente alla realizzazione di un disegno di Walt Disney all’interno dell’abitazione di Edoardo Cioccarelli che me lo commissionò per i suoi figli ed entusiasta ne parlò all’amico Dino. I primissimi murales furono quelli sulle torri del Centro Direzionale, dove sono stati raffigurati il gallo cedrone e sportivi in attività agonistica, realizzati nel 1999, proprio quando Pantani vinse la tappa ma venne squalificato per dopping.

Nel 2000 iniziai con il primo murales a S. Maria, La caccia all’orso, la cui scena è frutto della mia fantasia, mentre negli altri sono per lo più rimasto legato ad un modello; nel 2002 continuai in contrada Dosso, dove era previsto si rappresentassero i fiori di alta quota nel loro ambiente endemico, per esempio il murales n. 1 raffigura la viola di Comolli, un fiore che si trova solo in Valtellina. La mia fantasia ha potuto spaziare nella rappresentazione dell’ambiente naturale in cui sono collocati i fiori, anche se i proprietari delle case sulle quali veniva realizzato il murales spesso mi hanno dato delle indicazioni su cosa avrebbero gradito ci fosse oltre al fiore, esempio il lago Torena, gli alpini, il camoscio, le mucche al pascolo.

Accettare l’incarico mi ha fatto temere di non essere all’altezza, ma la paura si è disciolta in seguito ai commenti positivi che ricevevo mentre dipingevo; il pubblico mi ha tuttavia aiutato molto a dare il meglio di me, ha alleviato la fatica di dipingere in posizioni scomode, come quella di stare per ore su un trabattello o su un ponteggio. Trovare dei colori più performanti, in grado di resistere nel tempo non è stato facile; per la maggior parte dei murales ho utilizzato le tempere da esterno, solo in alcuni animali in contrada S. Pietro ho sperimentato una tecnica nuova, cioè gli smalti. Per me è stata un’esperienza entusiasmante, perché oltre al piacere di dipingere ho avuto modo di conoscere gli abitanti delle contrade che mi invitavano a mangiare a casa loro, felici che io valorizzassi la loro abitazione con la mia arte pittorica. Anche se posso dichiarami soddisfatto del lavoro svolto, la voglia di fare meglio mi è sempre rimasta e ancor oggi vorrei rifare quelli che sono un po’ deteriorati o ritoccarne altri e finire quei pochi che rimangono ancora da fare, per cui non si esclude che nel tour delle contrade non  vi capiti di incontrami all’opera e a me il piacere di sentire quanto la mia pittura possa essere gradita”.